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"È un mondo cupo di assassini estremi ma ci rende felici"

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Posted on: 01/08/19
Protagonisti della scena thriller nordica, i coniugi svedesi Alexander e Alexandra Coelho Ahndoril, celandosi a partire dal 2009 dietro lo pseudonimo di Lars Kepler hanno creato un'originale serie che ha per protagonista l'ispettore Joona Linna. Abbiamo incrociato i Lars Kepler al loro passaggio al Noir In Festival 2018, che ha coinciso con l'uscita in Italia del romanzo Lazarus (Longanesi, pagg. 576, euro 22)."Il protagonista della nostra serie spiegano i coniugi - è ancora per noi un mistero. Nonostante siano passati sette libri e nonostante il fatto che nell'ultima sua storia siamo stati molto vicini a lui, siamo ancora molto curiosi nei suoi confronti. Joona ha avuto una formazione da soldato scelto, ma l'aspetto più importante della sua identità è l'empatia, che è duplice: nei confronti delle vittime e nei confronti dell'esecutore del crimine perché capisce quasi sempre che non è un mostro, ma che agisce in qualche modo costretto dalle circostanze cercando di fare ciò che per lui è la cosa migliore da fare. Siamo ancora affascinati da Joona Linna e per questo continueremo a raccontare le sue storie".Quanto è cambiato nel tempo il vostro eroe, l'ispettore Joona Linna'"Cambia molto nel nostro ultimo romanzo Lazarus ma in realtà è cambiato in tutti i libri perché è stato influenzato da tutto quello che gli è successo, così come accade a ciascuno nella vita reale. In Lazarus è tutto così sconvolgente che lui stesso verrà cambiato nel profondo".Perché avete deciso che nel romanzo Lazarus venisse coinvolto in maniera così personale'"Era il momento che Joona e Saga fossero al centro dell'azione narrata. Negli altri nostri libri abbiamo sempre introdotto altri personaggi con altre problematiche: qui siamo voluti essere vicini a loro. Il destino qui li raggiunge e li travolge, ma non solo il destino".Il tema della profanazione delle tombe e di quello dei cadaveri in particolare è al centro del romanzo..."All'inizio della storia viene trovato assassinato un profanatore di tombe e cadaveri e fra i suoi trofei viene trovato il cranio della moglie di Joona. Il nostro poliziotto capisce che questo è un terribile messaggio rivolto a lui".Quanto è importante per voi trovare ogni volta un assassino seriale con delle caratteristiche speciali'"Sentiamo che dobbiamo scrivere di personaggi che ci affascinano e ci stregano. Sia i buoni sia i cattivi devono essere così complessi da coinvolgere noi e i nostri lettori. I delinquenti di cui scegliamo di parlare sono sempre dei casi estremi. Così estremi da permetterci di costruire un racconto che porta i lettori in un viaggio travolgente. Non sempre nei nostri libri c'è un serial killer, per esempio in Nella mente dell'ipnotista c'era uno stalker; e proprio Stalker è infatti il titolo svedese del nostro romanzo. Quello che accomuna tutti però è proprio che sono tutti molto particolari, inaspettati e imprevedibili".Qual è la cosa che vi fa più paura'"Prima di tutto la mancanza di pietà che c'è nel mondo. Poi, ovviamente, da quando siamo diventati genitori abbiamo paura che possa succedere qualcosa a chi amiamo, in particolare ai nostri figli".Come amministrate la suspense nelle vostre storie'"Cerchiamo sempre di scrivere nel modo più emozionante possibile. Il lavoro più interessante è quello che si fa a monte, sulla trama, prima di scrivere, che deve funzionare in ogni parte e per ogni personaggio. Sull'aspetto della suspense dobbiamo mantenere costante la tensione su diversi livelli ed è un sistema davvero complesso".Come pensate che si sia evoluta nel tempo la scuola del thriller svedese'"È cambiata molto, soprattutto da quando non si è messo più al centro dei fatti un poliziotto aristocratico ma uno nato nella normale società e che agisce in questa società. Questa corrente è stata portata avanti da Henning Mankell e Liza Marklund, ma ancor di più da Stieg Larsson, che ha cambiato molto questo genere letterario. Sicuramente è aumentato anche il ritmo nei polizieschi e noi abbiamo contributo a questo".Quanto è divertente scrivere in coppia'"Oltre che divertente è anche vertiginoso scrivere insieme. Essere scrittori spesso comporta una solitudine che non ammette nessun altro all'interno del processo creativo. Per noi invece avviene il contrario e tutto questo dà impulso alla nostra creatività. Anche se scriviamo delle storie cupe noi siamo molto felici".




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